Caregiver: il lavoro di prendersi cura dell’altro

caregiver

Cosa si intende con il termine caregiver?

Prendersi cura di una persona non autosufficiente per anzianità e per malattia richiede molte risorse mentali e finanziarie. Un tempo erano principalmente i familiari, solitamente il coniuge o i figli, ad assistere il proprio caro, e in questo caso si parla di caregiver informale, o familiare. 
Tuttavia, vari fattori come la precarizzazione del lavoro, la bassa natalità e il crescente numero di famiglie mononucleari, hanno reso sempre più cruciale la figura del caregiver formale, una persona esterna alla famiglia che può essere un badante o un professionista sanitario come un infermiere.

caregiver

Chi cura chi si prende cura degli altri?

Secondo l’Istat, i caregiver sono 8 milioni e mezzo; di questi, circa 7 milioni sono figure interne alla famiglia, principalmente donne.
Prendersi cura di una persona non più autosufficiente significa occuparsi dei suoi bisogni primari, accudirla e accompagnarla ai controlli medici. Quello del caregiver, insomma, è un lavoro a tempo pieno. Ma c’è molto di più di queste pratiche quotidiane. Infatti, il carico mentale di chi deve occuparsi di una persona cara, spesso malata, espone al rischio di ammalarsi, di soffrire di disturbi dell’umore, stress, ansia, depressione.

“Non ce la faccio” e poi… il senso di colpa

Spesso, poi, il caregiver fatica a delegare ad altre persone la gestione della vita quotidiana del proprio caro, trovandosi ad affrontare da solo situazioni di forte ansia e stress, esasperate dalla fatica fisica e mentale.
Quello di curare chi si prende cura degli altri è ormai riconosciuto come un intervento prioritario, tanto che l’Istituto Superiore di Sanità ha di recente lanciato un’indagine volta a indagare lo stress e la salute nei caregiver, che può non avere le risorse mentali ed economiche per pensare a sé stesso.

cargiver con senso di colpa

Il senso di colpa è qualcosa di sbagliato?

Pensare al proprio benessere non solo viene percepito come qualcosa di secondario, ma è anche fonte di sensi di colpa.
Spesso questi possono aumentare quando la situazione richiede il ricorso a un caregiver formale, come un badante, o addirittura il trasferimento del proprio caro in una struttura e l’allontanamento dal domicilio. Questa soluzione potrà succedere sia causa di dolore ma anche che possa essere percepita come un sollievo dal famigliare, che vivrà quindi sentimenti contrastanti.

Sensi di colpa: quali sono e come gestirli concretamente?

Ecco alcune delle origini più comuni dei sensi di colpa nel caregiver famigliare.

  • Accettare l’aiuto di qualcuno. L’affetto e il senso del dovere ci fanno ritenere di sbagliare a delegare l’accudimento
  • Prendersi del tempo per sé, anche se per adempiere a compiti importanti. La priorità mentale spesso diventa l’altro
  • Credere di non fare abbastanza. Spesso si vorrebbe fare di più e meglio
  • Trasferire il proprio caro in una struttura

 

Alcuni consigli utili per il caregiver:

  • Accettare la perdita di autonomia e/o di lucidità mentale del proprio caro
  • Diventare consapevoli dei propri limiti senza temere il giudizio degli altri
  • Accettare un supporto esterno e l’aiuto di un professionista quando necessario
  • Concedersi del tempo per sé, pensando al proprio benessere. A beneficiarne sarà la famiglia intesa

Consapevolezza e scelta: la scelta del ricovero in RSA

Quando la situazione diventa troppo complicata da gestire o quando non è possibile garantire cure e attenzioni adeguate al proprio caro, può rendersi necessario rivolgersi a un centro diurno o residenziale come ad esempio case di riposo e RSA. Questa scelta non è sempre semplice, spesso viene vista come un tradimento o una manifestazione di egoismo.
Le RSA possono aiutare offrendo un servizio di sostegno psicologico per il paziente e i suoi familiari, in modo da affrontare al meglio la nuova realtà, ritrovare un buon equilibrio e rafforzare i rapporti interpersonali, spesso trascurati e non più fonte di sostegno psicologico.

La decisione relativa alla migliore soluzione organizzativa per ciascuno dipenderà da vari fattori, come le condizioni economiche e sociali, le personalità, i vissuti e le storie familiari di ciascuno. Sapere che il proprio caro è adeguatamente assistito e curato aiuterà la famiglia intera a mettere da parte il senso di colpa e a concentrarsi un po’ di più su altri aspetti, altrettanto importanti, come le emozioni, gli affetti e la qualità del tempo speso insieme.

Fondazione Onda

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